domenica 27 giugno 2021

LA PAGINA DELLO SPORT (GIUGNO)

 


L’AIRONE ITALIANO CHE VOLO’ SUL TETTO DEL MONDO

Sara Simeoni è nata a Rivoli Veronese il 19 aprile 1953.


Troppo alta e con le gambe troppo lunghe per la ginnastica artistica (disciplina praticata invece dalle sorelle) cominciò ben presto a frequentare le pedane di atletica. Sara a 13 anni saltò 1.35, miglior prestazione italiana e lei, inconsapevole della prestazione ottenuta si chiedeva perché intorno le facessero festa.

Nata come saltatrice ventraleadottò lo stile Fosbury nel 1968, l’anno successivo alla sua invenzione da parte dell’atleta americano Dick Fosbury. All’inizio della carriera fu seguita dal tecnico Bragagnolo, ma presto sarebbe nato il sodalizio tecnico-sentimentale con Erminio Azzaro, anche lui saltatore in alto di livello assoluto, che diventerà suo allenatore e marito.

Diventa primatista italiana assoluta quando era ancora nella categoria juniores, le sue armi migliori erano la tecnica e la determinazione. Nelle manifestazioni più importanti, sia indoor sia all'aperto, ebbe una progressione di risultati che la portarono a valicare più volte il muro dei 2 metri in una lotta agonistica spesso contrapposta alle rivali tedesche Rosemarie Ackermann e Ulrike Meyfarth.

Ammirata soprattutto per la sua capacità di rendere al meglio nelle gare importanti. Nelle grandi manifestazioni che l’hanno condotta fino all’oro olimpico, ha quasi sempre migliorato il primato personale: Europei 1971 (passata da 1.76 a 1.78), Olimpiadi 1972 (da 1.80 a 1.85), Europei 1974 (da 1.86 a 1.89), Olimpiadi 1976 (da 1.90 a 1.91), Europei 1978 (uguaglia il personale di 2.01).

Vittorie e primati l’anno proiettata tra le più grandi interpreti della specialità di tutti i tempi,

·       Partecipa a 4 edizioni dei giochi olimpici dove raccoglie 3 medaglie: 1 oro e 2 argenti (+ un 6° posto a 19 anni)

6/1972, 2/1976, 1/1980, 2/1984

·       1 oro 2 bronzi ai Campionati Europei

·       4 ori ai Campionati Europei indoor

·       25 Titoli italiani tra indoor e outdoor

Una carriera leggendaria della quale andiamo a sottolineare i momenti più magici.

Tutto inizia a Monaco 1972, edizione n° 20 delle Olimpiadi moderne, tristemente famose per il massacro perpetrato dai terroristi palestinesi all’interno del villaggio olimpico.

Sara ha solo 19 anni ma forte della determinazione che la accompagnerà per tutta la carriera non si lascia impressionare dal palcoscenico olimpico e ottiene un 6° posto migliorandosi di ben 5 cm.

Nel 1974 ai campionati europei di Roma è medaglia di bronzo portando il personale a 1,89. La gara è vinta dalla tedesca dell’est Witschas, medaglia d’argento per la Cecoslovacca Karbanová

Il 1976 è l’anno delle Olimpiadi di Montreal in Canada. La Veronese si presente con ambizioni di podio e non tradisce le aspettative ottenendo la medaglia d’argento con il nuovo primato italiano di 1,91, battuta solo dalla rivale storica Rosmarie Ackerman.

E arriviamo al 1978. Brescia, 4 agosto 1978. Un luogo, un giorno che hanno segnato la storia dello sport italiano. Sara Simeoni durante l’incontro internazionale Italia Polonia volò oltre il tetto del mondo, superando, prima nella storia dell'atletica, i 2,01 nel salto in alto. Da allora lo sport del nostro Paese non fu più lo stesso. Uno sport che era stato prevalentemente maschile, che aveva vissuto per decenni legandosi quasi esclusivamente ad idoli di sesso maschile, scoprì l'altra metà del cielo.

Ad agosto 1978 a Praga si svolgono i campionati europei. Ad attenderla c'è la prima donna al mondo ad avere superato i due metri, Rosemarie Ackermann, ventralista. Fosbury contro ventrale, Italia contro Germania. Il 31 agosto in una giornata caratterizzata da un freddo terribile, che costringe le atlete a rifugiarsi nei sacchi a pelo tra un salto e l'altro, si consuma la sfida tra due modi di interpretare la disciplina del salto in alto. Quando le misure iniziano a “contare” per le medaglie Sara Fallisce il primo tentativo a 1,97 e viene scavalcata dalla Ackermann che invece supera alla prima prova. A 1,99 la situazione si inverte, prima prova per Simeoni e seconda prova per Ackermann. Il verdetto finale spetta ai 2.01 del record mondiale eguagliato e Sara Simeoni firma il suo capolavoro assoluto valicando l'asticella alla seconda prova ed esultando sui sacconi con le braccia rivolte al cielo plumbeo.

Nel 1980 si svolgono i giochi olimpici di Mosca, i giochi boicottati dal blocco delle nazioni occidentali. Sara Simeoni era stata uno dei pochi sportivi italiani a schierarsi con forza con il boicottaggio di molti paesi, fra cui l'Italia (che poi lo avrebbe messo in pratica a metà), in segno di protesta contro l’invasione sovietica dell’Afghanistan. Gli atleti italiani comunque hanno il permesso di partecipare alla competizione moscovita e Sara, 27enne al culmine della carriera si presenta come la grande favorita del salto in alto.

Per la campionessa europea e primatista mondiale qualche titubanza nelle qualificazioni, con 1,88 superato alla seconda prova, poi finalmente il giorno dei giorni. Sabato 26 luglio. A 1,88 uscì di gara una delle favorite, l’ungherese Matay, primatista mondiale indoor con 1,98, e anche la giovane sovietica Tamara Bykova, tradita dall'emozione e che più avanti avrebbe fatto grandi cose, portando il record mondiale a 2,05.

1,94 si rivelò una misura insormontabile per l’eterna rivale Rosemarie Ackermann. A quel punto c’è la certezza della medaglia, visto che valicata questa misura rimanevano in gara soltanto la Simeoni, la polacca Kielan e la tedesca est Kirst. La Simeoni che comunque rispetto alle rivali non aveva errori saltò 1,97 alla seconda prova aggiudicandosi l’oro olimpico. Medaglia d’oro fra le lacrime, sue, e le congratulazioni, le prime arrivate proprio dalla Ackermann. La seconda medaglia d’oro dell’atletica italiana femminile, dopo quella di Ondina Valla a Berlino 1936 negli 80 ostacoli. Tre tentativi, ormai scarica psicologicamente, a 2,02, prima dei festeggiamenti e di una premiazione un po’ amara, senza inno di Mameli e senza bandiera dell’Italia.

Vincere da grande favorita, soprattutto in un’Olimpiade, significa saper sopportare una pressione enorme e quella alla vigilia di quei Giochi fu anche superiore al solito per le vicende che accompagnarono quell’edizione.

Gli anni passano e qualche acciacco di troppo inizia a condizionare la carriera e le prestazioni della saltatrice Veneta.

Nel 1982 (anno del mundial spagnolo) ad Atene, durante i Campionati Europei, riappare UlrikeMeyfarth, saltatrice di grande talento bersagliata dagli infortuni. E’ un ritorno clamoroso, la tedesca durante la finale del salto in alto toglie alla Simeoni il Record Mondiale (2,02) aggiudicandosi l’oro nella gara dove, comunque, Sara si aggiudica il bronzo con la stessa misura (1,97) della sovietica Bykova a cui va l’argento.

Sembra il canto del cigno di una carriera già fin li strepitosa anche perché l’anno dopo nel 1983 la Simeoni viene eliminata nelle qualificazioni della prima edizione dei campionati del mondo di atletica leggera svoltisi ad Helsinki.

Ma la fuoriclasse veronese ha ancora delle frecce al suo arco.

Nel 1984 si svolgono i 23 giochi olimpici a Los Angeles; questa volta il boicottaggio viene messo in atto dai paesi del blocco orientale. Sara Simeoni si presenta in condizioni fisiche non ottimali afflitta da diversi acciacchi frutto di una carriera lunga e inimitabile. La Simeoni mette in scena quella che lei stessa ha sempre considerato la gara della vita. Quando ormai la maggior parte degli addetti ai lavori la considerano una ex atleta salta per l’ennesima volta la misura di 2,00 e si aggiudica l’argento battuta solamente da Ulrike Meyfarth, la primatista del mondo che deve eguagliare il suo primato a 2,02 per avere ragione di una straordinaria Sara Simeoni.

La veronese in gara compie 10 salti per raggiungere i 2,00, una dimostrazione di forza eccezionale per un’atleta di 31 anni e 4 mesi.

Questa è la storia di una delle più grandi atlete italiane di tutti i tempi e sicuramente di una delle più grandi saltatrici in alto della storia dell’atletica internazionale, timida e a volte introversa ma capace di esprimere tutta la grinta e la determinazione nei momenti più importanti della sua carriera sportiva.




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