Recensione How I MetYour Mother (2005 –2014)
A marzo 2020, durante il primo lockdown, su consiglio di un’amica e un po' per noia ho iniziato a guardare la prima puntata di How I metyourmother; dall'episodio pilota non sono più riuscita a smettere e due mesi sono bastati per finire nove stagioni, 208 episodi lasciandomi con una sensazione di vuoto, tipica di quando si passa molto tempo in compagnia di un gruppo di personaggi ai quali inevitabilmente ci si affeziona.
Com’è suggerito già dal titolo, la serie racconta le vicissitudini sentimentali e sociali che hanno portato il protagonista, Ted Mosby, ad incontrare la madre dei suoi figli. La fantomatica madre ovviamente è solo un pretesto, che fa da volano alla serie. Lo spettatore non sa nulla di lei, viene identificata solo da un ombrello giallo, e si vede come lei e Ted continuino a incrociarsi lungo le stagioni senza mai incontrarsi.
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L’idealista
TedMosby alla ricerca dell’amore vero, è accompagnato nel corso della
storia da Marshall e Lily, la coppia felicemente sposata insieme dal liceo,
Robin Scherbatsky, alla continua ricerca di approvazione e successo per
compensare l’assenza paterna e infine il donnaiolo BarnayStinson, vero
trascinatore della serie.Alternandosi tra commedia e dramma grazie ad una
scrittura brillante ed intelligente, capace di riprendere a distanza di
anni situazioni citate o accadute in passato, “How I Met Your Mother” è uno
show di quelli indimenticabili, in cui i rapporti si evolvono con il
passare del tempo, dove un gruppo di trentenni che fatica ad uscire da
un’eterna adolescenza è costretto inevitabilmente a fare i conti con l’arrivo
dell’età adulta, con le sue responsabilità, i suoi impegni, le sue
delusioni.Impossibile guardare la serie senza trovare riferimenti con le proprie
vite: la malinconia degli amori perduti, i racconti al bar del dongiovanni
del gruppo, le ragazzate, gli addii, le sbronze, le situazioni
imbarazzanti, i viaggi in macchina, le risate, le serate sempre insieme, il
lavoro, il tempo che passa senza accorgersene, l’allontanamento, i grandi
momenti in cui ci si ritrova… Ed è così che la serie scivola via attraverso
nove stagioni in cui il tonoresta sempre ricco di spunti di interesse, di
piccole-grandi lezioni di vita, accompagnato spesso da canzoni memorabili (come
“500 miles” dei Proclaimers, una delle canzoni più iconiche della serie).
Dopo il sorprendente finale resta così la malinconia per ciò che è successo
in nove anni, in cui un affiatatissimo gruppo di amici è costretto dalla
vita a vedersi sempre meno, in cui l’amore non sempre è sinonimo di lieto
fine, in cui i sogni e i desideri devono sempre fare i conti con la realtà.
Dopo questa serie tv incontrare un ombrello giallo per strada, in una
giornata piovosa, non sarà più la stessa cosa. |


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