mercoledì 21 aprile 2021

RECENSIONI FILM (APRILE)

 


L’UOMO CHE VERRÁ (2010) di Giorgio Diritti

Questa volta scriviamo in merito a tematiche un po’ più seriose. Il film che ho scelto di proporre parla della strage di Marzabotto (https://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Marzabotto) avvenuta tra il 29 settembre e il 5 ottobre del 1944 ai danni delle comunità contadine residenti alle pendici del Monte Sole in provincia di Bologna da parte delle squadre naziste.

La storia inizia mostrando la vita agreste della famiglia di Martina (Greta Zuccheri Montanari), una bambina che non parla da quando il suo fratellino appena nato le è morto tra le braccia. La vita scorre abbastanza tranquillamente, seppur a volte viene bruscamente movimentata dall’arrivo di soldati tedeschi o di partigiani che si rivolgono ai membri della comunità in cerca di viveri o di riparo. Vediamo quindi la paura, la solidarietà e anche il buon cuore di queste semplici famiglie contadine immischiate nella Seconda Guerra Mondiale. La mamma di Martina, Lena (Maya Sansa) è incinta del tanto atteso secondo genito e tutta la famiglia la accompagna per nove lunghi mesi. In questo periodo di tempo assistiamo anche a una più massiccia formazione di squadre partigiane e una maggiore intensità di scontri tra questi e i soldati nazisti che puniscono quindi gli autoctoni privandoli del bestiame e di altri viveri. In mezzo alla miseria e alla tragedia assistiamo però anche a qualche gioioso evento come la Prima Comunione di Martina e dei suoi compagni e la nascita del fratellino. Purtroppo però la guerra continua e il 29 settembre 1944 una serie di rappresaglie guidate dalle SS si abbattono sugli abitanti della zona, coinvolgendo anche Martina e la sua famiglia. Dopo aver radunato tutti i civili nei cimiteri, nelle chiese o nei casolari, le SS trucidano tutti gli abitanti che sono riusciti a trovare durante i precedenti rastrellamenti, compresi un numero altissimo di anziani, donne e bambini. Martina riesce a miracolosamente a sopravvivere e a ritrovare il fratellino; ora è lei a doversi prendere cura del piccino e la prima cosa che fa è cantargli una ninna nanna, riacquisendo l’uso della parola per occuparsi di quello che è l’uomo che verrà.

Il film è toccante e nonostante la sua aderenza ai fatti storici non è per niente crudo. Ho avuto la fortuna di incontrare durante un meeting universitario uno degli sceneggiatori, Giovanni Galavotti, il quale ci ha spiegato alcune scelte che sono state prese per questo film. Innanzitutto l’uso del dialetto bolognese, inizialmente non previsto dalla sceneggiatura, venne aggiunto su idea del regista Giorgio Diritti in quanto sentire parlare i personaggi in dialetto avrebbe reso tutto il film più autentico e, paradossalmente, ha avuto anche l’effetto di rendere questi personaggi e la loro storia ancora più vicina al pubblico. Alquanto interessante è lo sguardo imparziale che si è voluto tenere nel mostrare personaggi controversi come i partigiani e i soldati nazisti, cercando di andare oltre alla semplice dicotomia “partigiani – buoni, nazisti – cattivi”, mostrandoli attraverso lo sguardo puro e ingenuo di una bambina, che,senza alcuna ideologia pregressa, assiste silenziosamente alla violenza e all’odio che si muove intorno a lei senza pensare che ci siano buoni o cattivi in questa storia, ma solo “tante persone che si vogliono uccidere” senza capirne il perché. Operazione quest’ultima sicuramente difficile, ma risultato anche di una ricerca storica molto lunga e ben eseguita dal regista e dagli sceneggiatori che hanno raccolto testimonianze, guardato documentari e studiato per anni a proposito di questi tristi eventi.

Ne risulta quindi un bellissimo film (e direi che i numerosi premi tra cui il David di Donatello, Il Globo d’oro e le numerose nomination lo abbiano comprovato) che ci invita a non dimenticare nessuna vittima della guerra e che ci sprona a vedere sempre oltre un mondo fatto solamente in bianco e nero, magari adottando lo sguardo puro e disincantato di un bambino.

Nessun commento:

Posta un commento