martedì 16 marzo 2021

STORIA E INVENZIONI (MARZO)

                                       

 

PRONTO, QUESTO E’ IL TEATRO (O SPARTA) ?

Leonida I


Leonida I (in greco antico Λεωνίδας, che significa “figlio del leone”) nacque a Sparta nel 540 a.C. e perse la vita alle Termopili nel 480 a.C.

Divenne sovrano della città greca fra il 490 a.C. e il 480 a.C. (gli storici dibattono fra 3 date, la più “gettonata” è il 490 a.C., l’alternativa più valida il 493 a.C., la meno seguita il 481 a.C.). Figlio di Anassandrida II, subentrò al fratellastro Cleomene I, unendosi in matrimonio con la di lui figlia Gorgo. Leonida fu il secondo figlio della prima consorte del sovrano, e di conseguenza venne assoggettato, come ogni altro bambino spartano non destinato al trono, all’agoghé. Leonida, pertanto, fu uno dei pochissimi monarchi che si esercitò con le impegnative prove del sistema spartano. Nel 481 a.C. il re spartano venne messo a capo degli eserciti delle città greche unite da un patto d’alleanza contro il nemico persiano mentre era in corso la seconda guerra persiana. Questa scelta non dipese unicamente dalle eccellenti qualità militari spartane, ma soprattutto dalla notevole considerazione di cui Leonida godeva. Nell’agosto del 480 a.C, il sovrano spartano si avviò a contrastare le forze armate di Serse al valico delle Termopili con un minuscolo contingente di trecento uomini. Uno storico dell’epoca, Erodoto, ricorda che il monarca spartano, dopo essere venuto a conoscenza di una nefasta profezia (sarebbe morto insieme ai suoi commilitoni), prese unicamente gli Spartiati che avevano già della prole, in modo tale che fosse garantita l’esistenza dei casati. Alla fine si radunarono dai quattromila ai settemila soldati a protezione delle Termopili, che fronteggiarono con decisione e coraggio la forza armata persiana superiore ai due milioni di individui per Erodoto. Serse volle aspettare quattro giorni prima di aggredire, poi il quinto giorno decise di assalire. Il re spartano con i suoi compagni d’armi ricacciarono indietro i Persiani consecutivamente per due giorni, ammazzando pressappoco ventimila militari avversari e subendo una perdita di quasi duemilacinquecento uomini. Furono pure ricacciati indietro le migliori milizie persiane, gli Immortali, e persero la vita due fratelli di Serse, Abrocome ed Iperante. Il settimo giorno Efialte (in greco antico vuol dire «incubo»), abitante di quella località ed addetto a pascolare e custodire mucche, pecore, capre, confidò ai Persiani, capeggiati da Idarne, la presenza di un viottolo, che avrebbe portato proprio nelle retrovie delle truppe greche. Saputo quanto stava per accadere, il sovrano spartano congedò buona parte dell’esercito greco e difese il passo insieme ai suoi 300 Spartiati, 900 Iloti, 400 Tebani e 700 Tespiesi, che non vollero lasciarlo senza aiuto. Secondo Erodoto il monarca spartano fece allontanare moltissimi militari greci per salvaguardarli, dal momento che la guerra con i Persiani si sarebbe caratterizzata ancora per numerosi scontri armati, invece trattenne gli Spartani essendo perfettamente consapevole che questi non l’avrebbero lasciato solo. Ogni milite greco venne ammazzato, ad eccezione dei Tebani, che preferirono dichiararsi vinti e consegnarsi al nemico. Anche il re spartano cessò di vivere. Erodoto racconta che Serse pretese che il capo del sovrano spartano fosse posto su un’asta di legno ed il suo corpo fosse inchiodato ad una croce, atto empio per i Greci. Dove avvenne l’ultima cruenta battaglia fra l’esercito persiano e gli Spartani fu innalzato un leone lapideo a sempiterno ricordo del monarca spartano e Pausania il Periegeta (autore di opere storiche e geografo) sostiene che la sua salma venne trasportata a Sparta 40 anni più tardi.


ANTONIO MEUCCI 


Antonio Meucci nasce a Firenze nel 13 Aprile 1808, primogenito del trentaduenne Amadigi di Giuseppe Meucci e della ventiduenne Maria Domenica di Luigi Pepi. Il 27 novembre 1821, all'età di tredici anni e mezzo, Meucci fu ammesso all'Accademia di Belle Arti, alla scuola di Elementi di Disegno di Figura, dove studiò per sei anni, oltre alle materie base, la chimica e la meccanica (che comprendeva tutta la fisica allora conosciuta, compresa acustica ed elettrologia), introdotte nell'Accademia durante l'occupazione francese. Conosce varie peripezie, compresi tre brevi soggiorni in carcere, tra il 1825 ed il 1830, poi si affiliò alla carboneria, partecipando attivamente nei moti creatisi dal 1831 al 1833; col lavoro al Teatro della Pergola (1834 circa), visto la complessità delle conoscenze necessarie per l’utilizzo dei macchinari, affina al meglio le sue capacità, aumentando in modo esponenziale una reputazione già valida. In questo periodo conosce anche sua moglie, Maria Matilde Ester Mochi (nozze organizzate il 7 Agosto 1834); per lavoro emigra a Cuba (1835-1850), dove vivrà 15 anni intensi e pieni di soddisfazioni, e successivamente arriva a New York, ultima destinazione del suo viaggio. È in questo periodo che Antonio incontra, all’interno della già numerosa comunità italiana, Giuseppe Garibaldi,  col quale per qualche tempo lavorerà con lui alla produzione di candele che non colano cera. Si getta anche nella produzione di una apprezzata birra lager. Poi, nel periodo 1851-1871, sperimenta ben 30 tipi di “telefoni” diversi; il migliore risulterà quello creato tra il 1864 ed il 1865. Il 30 Luglio 1871, in piena difficoltà economica, subisce un grave incidente che lo tiene infermo per molti mesi; nel frattempo parte una battaglia legale per il riconoscimento della sua invenzione madre, il telefono, che dura oltre la sua morte, avvenuta in quel di New York il 18 ottobre 1889. Con un atto pubblico risalente al 2002, il governo americano ha riconosciuto la fondamentale partecipazione di Meucci relativamente all’invenzione del telefono.

 

 

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