Forse uno dei
musical più famosi al mondo, Cats
vanta delle musiche meravigliose e una trama poetica che fa rabbrividire ogni
volta. Quando hanno deciso di farne una versione cinematografica il mio
entusiasmo era a mille, se non che poi si è rivelato uno dei flop più catastrofici
degli ultimi anni. Nominato per ben sette Razzie Awards (ironico premio
consegnato annualmente alle peggiori produzioni cinematografiche della stagione
precedente) questo film è ben lontano dallo splendore del musical e anche della
versione video del 1998 (che raccomando).
Prima di capire perché questo film è stato un tale insuccesso parliamo
della trama.
Il musical (e anche il film) narra della riunione annuale dei Jellicle Cats, un gruppo di gatti, la
cui natura è spesso oscura a noi umani. Durante questa ricorrenza il leader del
gruppo, Old Deuteoronomy, sceglie chi tra tutti i felini merita di salire allo Strato ionizzato (traduzione italiana
del più poetico Heaviside Layer) per
rinascere a nuova vita. Ecco allora che i protagonisti pelosi cantano e si
presentano al pubblico, più o meno tutti in lizza per essere il gatto
prescelto. Senza rivelare troppo del finale, alla fine Old Deutoronomy farà una
scelta “inaspettata” che ci ricorda un po’ la parabola del figlio al prodigo.
Infine arriviamo al pezzo finale in cui si ricorda come ci si deve confrontare
con un gatto, perché questo non è un cane.
I messaggi che questo musical dà sono tanti:
inclusione, perdono, accettazione e tolleranza. Tuttavia il musical è anche in
alcuni passaggi forse un po’ oscuro poiché interamente cantato, senza dialoghi.
E qui veniamo alle prime differenze tra il film del 2019 e il musical. Nel
film, probabilmente per esplicitare meglio il messaggio, sono stati aggiunti
dei dialoghi che risultano delle battute scribacchiate alla bell’ e meglio
rispetto alla grande poesia dei testi di Eliot. Insomma la poesia quando viene
spiegata perde tutta la sua magia. Inoltre anche le meravigliose coreografie non
sono rese nel migliore dei modi, in quanto viene preferito un montaggio dal
taglio cinematografico e “dialoghista” rispetto ad ampi piani che ci
permetterebbero di gustarci meglio i balli di gruppo. Altra enorme pecca: la
grafica. In particolare i volti degli attori “gattizzati” hanno un effetto
inquietante. Oltre al tipico trucco di Cats
infatti sono stati applicati dei dispositivi per dare l’idea della texture del
pelo e il movimento delle orecchie. Insomma una serie di scelte infelici che
hanno decretato il fallimento di questa trasposizione cinematografica. Se non
altro questo film vanta un cast veramente popolare. Abbiamo una bravissima
Taylor Swift nel ruolo di Bombalurina (acclamata anche dalla critica, anche se
appare per circa 15 minuti), un altrettanto bravo Jason Derulo nei panni di Rum
Tum Tugger, Ian Mckellen come Gus, James Corden come Bustopher Jones e una
splendida Jennifer Hudson nel ruolo di Grizabella, che ha saputo cantare un
classico senza tempo come Memory
dandogli una carica nuova senza snaturarlo. Ma anche qui abbiamo delle scelte
di cast sicuramente curiose. La simpaticissima Rebel Wilson per il ruolo di
Gumbie Cat è stata forse sfavorita da un arrangiamento della canzone non molto
nelle sue corde, ma la scelta che mi ha lasciato un po’ più interdetta è stata
quella di Judi Dench (di certo grandissima attrice) nel ruolo di Old Deutoronomy,
che forse non è il personaggio più adatto a lei.
Insomma guardatelo Cats del 2019, ma dopo aver guardato bene la versione video del
1998 e sono sicura che arriverete alla mia stessa conclusione: era proprio
necessario farci un film?


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