martedì 16 marzo 2021

RECENSIONI FILM (MARZO)

 


CATS - 2019 di Tom Hooper.

Il mio amore per Cats, l’originale musical del 1981 composto da Andrew Lloyd Webber su testi di Thomas Stearns Eliot è talmente forte che nemmeno il film flop Cats del 2019 lo ha scalfito.

Forse uno dei musical più famosi al mondo, Cats vanta delle musiche meravigliose e una trama poetica che fa rabbrividire ogni volta. Quando hanno deciso di farne una versione cinematografica il mio entusiasmo era a mille, se non che poi si è rivelato uno dei flop più catastrofici degli ultimi anni. Nominato per ben sette Razzie Awards (ironico premio consegnato annualmente alle peggiori produzioni cinematografiche della stagione precedente) questo film è ben lontano dallo splendore del musical e anche della versione video del 1998 (che raccomando). Prima di capire perché questo film è stato un tale insuccesso parliamo della trama.

Il musical (e anche il film) narra della riunione annuale dei Jellicle Cats, un gruppo di gatti, la cui natura è spesso oscura a noi umani. Durante questa ricorrenza il leader del gruppo, Old Deuteoronomy, sceglie chi tra tutti i felini merita di salire allo Strato ionizzato (traduzione italiana del più poetico Heaviside Layer) per rinascere a nuova vita. Ecco allora che i protagonisti pelosi cantano e si presentano al pubblico, più o meno tutti in lizza per essere il gatto prescelto. Senza rivelare troppo del finale, alla fine Old Deutoronomy farà una scelta “inaspettata” che ci ricorda un po’ la parabola del figlio al prodigo. Infine arriviamo al pezzo finale in cui si ricorda come ci si deve confrontare con un gatto, perché questo non è un cane.

I messaggi che questo musical dà sono tanti: inclusione, perdono, accettazione e tolleranza. Tuttavia il musical è anche in alcuni passaggi forse un po’ oscuro poiché interamente cantato, senza dialoghi. E qui veniamo alle prime differenze tra il film del 2019 e il musical. Nel film, probabilmente per esplicitare meglio il messaggio, sono stati aggiunti dei dialoghi che risultano delle battute scribacchiate alla bell’ e meglio rispetto alla grande poesia dei testi di Eliot. Insomma la poesia quando viene spiegata perde tutta la sua magia. Inoltre anche le meravigliose coreografie non sono rese nel migliore dei modi, in quanto viene preferito un montaggio dal taglio cinematografico e “dialoghista” rispetto ad ampi piani che ci permetterebbero di gustarci meglio i balli di gruppo. Altra enorme pecca: la grafica. In particolare i volti degli attori “gattizzati” hanno un effetto inquietante. Oltre al tipico trucco di Cats infatti sono stati applicati dei dispositivi per dare l’idea della texture del pelo e il movimento delle orecchie. Insomma una serie di scelte infelici che hanno decretato il fallimento di questa trasposizione cinematografica. Se non altro questo film vanta un cast veramente popolare. Abbiamo una bravissima Taylor Swift nel ruolo di Bombalurina (acclamata anche dalla critica, anche se appare per circa 15 minuti), un altrettanto bravo Jason Derulo nei panni di Rum Tum Tugger, Ian Mckellen come Gus, James Corden come Bustopher Jones e una splendida Jennifer Hudson nel ruolo di Grizabella, che ha saputo cantare un classico senza tempo come Memory dandogli una carica nuova senza snaturarlo. Ma anche qui abbiamo delle scelte di cast sicuramente curiose. La simpaticissima Rebel Wilson per il ruolo di Gumbie Cat è stata forse sfavorita da un arrangiamento della canzone non molto nelle sue corde, ma la scelta che mi ha lasciato un po’ più interdetta è stata quella di Judi Dench (di certo grandissima attrice) nel ruolo di Old Deutoronomy, che forse non è il personaggio più adatto a lei.

Insomma guardatelo Cats del 2019, ma dopo aver guardato bene la versione video del 1998 e sono sicura che arriverete alla mia stessa conclusione: era proprio necessario farci un film?

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