IL CERVO E IL LEONE
C’era una volta, in una grande foresta, un bellissimo
cervo con delle maestose corna tutte ramificate. Il cervo era talmente
orgoglioso delle sue corna, così belle, grandi e ben proporzionate, che andava
spesso al laghetto per ammirarle specchiandosi nelle sue acque. Passava ore e
ore a guardare il suo riflesso nell’acqua, ogni giorno sempre più fiero.
Il cervo, però, non poteva proprio
sopportare di vedere quelle maestose corna e quel corpo atletico tenuti su da
delle zampe così magre e ossute. Faceva veramente fatica ad accettare quel
contrasto. Un giorno però, mentre era al laghetto tutto intento a
specchiarsi, sentì un rumore insolito. Alzò lo sguardo e vide a qualche decina
di metri da sé, un leone. Il leone lo stava guardando dritto negli occhi e ad un
certo punto ruggì con forza. Il cervo capì immediatamente che doveva
fuggire il più velocemente possibile, altrimenti il leone gli sarebbe saltato
addosso con un paio di balzi.
Così il cervo fece uno scatto e si addentrò nella
foresta. Il leone non fu da meno e si diede subito all’inseguimento del cervo.
Quest’ultimo conosceva bene tutti i sentieri del bosco e sapeva che, se voleva
salvarsi, avrebbe dovuto portare il leone verso la montagna, dove un torrente
aveva scavato una profonda gola che lui avrebbe potuto saltare, mentre il leone
non ci sarebbe mai riuscito. Ma il grosso
felino lo inseguiva con balzi sempre più grandi e si stava avvicinando sempre
di più. Il cervo capì che, se avesse continuato a correre in quel
modo, il leone gli sarebbe stato presto addosso; così iniziò a zigzagare per tutto il bosco, saltando
siepi e arbusti grazie alle sue zampe snelle e scattanti.
Il leone iniziò ad essere in difficoltà; finché si
trattava di correre dritto poteva raggiungere facilmente il cervo, ma ora la
sua preda continuava a saltare a destra e a sinistra ininterrottamente e lui
non riusciva ad avere la stessa agilità.
Il cervo a poco a
poco guadagnava terreno sul leone, finché ecco che vide le prime rocce della
montagna!
Il cervo sapeva che poteva mettersi in salvo, doveva solo
arrivare al torrente e saltare dall’altra parte della riva. Il leone intanto
iniziava a dare i primi segni di cedimento, ma non si era ancora dato per
vinto. Fu allora che il cervo, arrivato al torrente, raccolse tutte le forze
che gli rimanevano e… Hoop! Con le
sue agili zampe posteriori spiccò un balzo che lo portò dall’altra parte della
riva. Era in salvo.
Il leone arrivò alla riva del torrente e si fermò
bruscamente. Sapeva che non sarebbe mai riuscito a saltare dall’altra parte. I
due allora si fissarono a lungo negli occhi, entrambi consci del fatto che la
caccia era stata solo rimandata ad un altro giorno. A quel punto il leone si
voltò e andò via lentamente.
Il cervo, col cuore ancora in gola, guardò giù nel
torrente; c’era un punto in cui si formava una pozza e l’acqua era più ferma.
Il cervo allora vide la sua immagine, con le esili e snelle zampe che facevano
tanto contrasto con le corna grandi e maestose. Quelle zampe per lui così
brutte e tanto denigrate lo avevano appena tratto in salvo dal leone. Le sue
corna erano sicuramente meravigliose, ma le sue zampe, anche se non erano la
parte più bella del suo corpo, erano la cosa più utile ed efficace che
possedeva.
Decise quindi di non criticarle più, anzi di averne molta
cura e da quel giorno smise di guardarsi nelle acque del laghetto e non
dimenticò mai la lezione imparata quel giorno.



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