RECENSIONE I FRATELLI DINAMITE di Nino Pagot (1949)
Iniziamo proprio da un cartone animato.
La storia tratta in breve delle avventure dei tre fratelli Dinamite, Din Don e Dan, tre monellacci che sembrano solo in grado di combinare guai, ma che alla fine mostrano di avere un grande cuore. Le loro storie vengono raccontate dalla loro zia Chloé, una signorina per bene che si vanta (a volte a torto) dei suoi tre nipotini durante il tè pomeridiano con le amiche. Nel primo episodio i tre fratelli vengono “salvati” da un’isola deserta dove, appena infanti, sono naufragati durante una tempesta che ha travolto la nave dove viaggiavano con il padre, il capitano Spugna, grande ubriacone e bontempone. Successivamente li vediamo crescere e riconosciamo il loro buon umore, la loro avversione per le regole, per la scuola e la loro tendenza a cacciarsi nei guai. In un episodio incontreranno il diavolo, in un altro irromperanno nel bel mezzo di un concerto di musica classica suonando la loro musica sregolata e nell’ultimo si troveranno a Venezia durante il caratteristico Carnevale.
Il film oltre a mostrare tanti aspetti dell’Italia di quegli anni (quindi ci troviamo davanti a un prodotto diverso rispetto ai classici Disney cui siamo abituati e in cui possiamo ancora riconoscerci oggi), è caratterizzato da una grande creatività e da una grande inventiva in quanto nei quattro episodi dei tre monelli lo stile di disegno mostra tante sfaccettature. I temi principali sono infatti l’idea di indipendenza, di varietà, anticonformismo e la ribellione giovanile che i tre fratelli incarnano, ma anche una grande bontà d’animo che forse inizialmente facciamo fatica a scorgere. Senza spoilerarvi troppo, vi consiglio vivamente questo film. Io l’ho apprezzato molto perché mi ha fatto pensare soprattutto agli altri ragazzi del gruppo, che sono un po’ più piccoli di me e forse a volte mi viene spontaneo soffermarmi sulle nostre differenze generazionali, ma alla fine riconosco sempre che hanno tutti un grande cuore e soprattutto delle grandi passioni, che spero riescano a esprimere all’interno di questo giornalino intanto che aspetto di rivederli appassionati sul palco.


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