lunedì 15 febbraio 2021

LA FAVOLA DEL MESE (FEBBRAIO)

 


LA CAVERNA PARLANTE


Nel cuore della foresta viveva uno sciacallo solitario.

Aveva scelto come casa una grande, comoda caverna, ma la usava solo per dormire di notte, perché durante la giornata era sempre in movimento nella foresta alla ricerca di una buona colazione, di un pranzo sostanzioso e, quando era possibile, di una cena eccellente.

In un’altra parte della foresta viveva una tigre di mezza età. Ne era passato di tempo da quando divorava un paio di saporiti conigli nella mattinata, un daino ben pasciuto nel pomeriggio e, la sera, un incauto viaggiatore o un funzionario del re sorpreso sulla strada che attraversava la foresta.

Ma la tigre ora era diventata debole. 

Da quando aveva avuto un attacco di cuore poteva dare caccia solo alle tortore, ingenue e indifese; purtroppo, però assai raramente le tortore si addentravano nella foresta. 

"E’ dura la vita quando si è pieni di acciacchi" borbottava la tigre massaggiandosi la pancia vuota con una zampa.

Una sera d’inverno, vagando sulle gambe malferme, la tigre si trova per caso davanti alla caverna dello sciacallo.

La osservò per un po', incuriosita, poi annusò l'aria e subito capì che genere animale abitasse lì.

"Mi fermerò riposare un momento, ne ho bisogno" mormorò tra sé e sé, sdraiandosi sul pavimento. 

"Al momento giusto la cena mi correrà in bocca da sola".

Era ormai scesa la notte quando lo sciacallo tornò a casa. Cantarellava allegramente, mentre veniva avanti senza fretta, sognando una bella dormita e una buona digestione.

"Oggi la caccia è andata proprio bene! Una carcassa di cervo ben frollata, abbandonata qualche giorno fa da quello schifiltoso del leone dopo pochi bocconi. Eh sì, è stata una giornata piena di soddisfazioni" disse lo sciacallo, che, proprio mentre stava per entrare nella caverna vide, alla luce della luna, delle enormi impronte e allora disse stupito: "Non sapevo che i miei piedi lasciassero delle impronte così profonde! Mi sembra di essere diventato grosso come una tigre!"

Appena pronunciò la parola "tigre" il cuore cominciò a battergli come un tamburo.

Lo sciacallo si rese conto che quelle impronte non erano sue e cominciò a indietreggiare preoccupato; voleva scoprire chi c’era davvero al suo interno così si fece avanti e grido: "Salve caverna! Come mai oggi sei così silenziosa?"

La tigre udendo queste parole, pensò fosse una caverna parlante e allora rispose: "Bentornato caro sciacallo, entra nella tua dolce e comoda casa!"

Lo sciacallo scappò come un lampo e appena seminò la caverna si disse: "Una caverna parlante eh? E quando mai le caverne hanno parlato?" Poi si mise in cammino per trovare una nuova e sicura casa!

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