Questo
mese non possiamo non parlare di Dante Alighieri! Sì, perché dall’anno scorso,
il Consiglio dei Ministero ha istituito la data del 25 marzo a ricordo del
grande poeta.
Quest’anno
ancor di più, poiché si celebra anche il settecentesimo anno di morte del Sommo
Poeta.
Per gli interessati vi segnalo che l'editore Emons mette gratuitamente a disposizione in forma libera (solo per
la giornata del 25 marzo) alcune cantiche della
Divina Commedia lette da Vittorio Sermonti; sono disponibili sia pillole
di 30 secondi (scaricabili a questo link <https://we.tl/t-xakisGeotT> )
che il primo canto integrale (a questo link <https://we.tl/t-a7Q6XTqvnx> ).
Tra i diversi libri, vi segnalo il libro che viene definito
Perché a Shakespeare, che ha tanto preso dalla Divina Commedia, un dramma su Dante mancava proprio! E a Dante mancava qualcuno che sapesse raccontarlo come una cosa viva, come solo Shakespeare era in grado di fare. Ad un certo punto quindi le loro strade si sono necessariamente incontrate dentro di noi", spiegano gli autori intervistati.
Come vi siete
preparati per un libro che è anche un'impresa così ambiziosa? "Immergendoci
fino al collo nei drammi di Shakespeare e nello sterminato campo della
dantistica. La vulgata degli studi danteschi ci restituisce l'immagine di un
Dante e di una Commedia quasi impossibili da rappresentare con successo. Dovevamo
trarne lo spettacolo epico che ne avrebbe fatto Shakespeare, ma ben badando a
mantenere l'attendibilità storica".
Qual è stata la
maggiore difficoltà incontrata? "Ci siamo arrampicati come due pulci sulle
vesti di Dante e Shakespeare, per scrutare lo stesso panorama che era alla loro
portata. Su di loro vengono presentate pubblicazioni ogni giorno. Stare al
passo con questo dialogo secolare è impresa sovrumana. Su ogni aspetto abbiamo
fatto una scelta ben precisa e dato una fondata interpretazione, come
spieghiamo nelle appendici finali, sciogliendo anche qualche enigma. In fase di
scrittura, con la mano di Shakespeare, abbiamo fatto emergere la sagoma dei
protagonisti dalla tenebra delle notizie storiche".
Grazie a questo libro riusciremo a vedere rappresentata in tv la Divina
Commedia? "La Rai ha annunciato al Cda e al MIA di voler fare la serie, ed
è il momento giusto: mentre la BBC da decenni esporta il suo Shakespeare in tutto il
mondo, su Dante la nostra tv pubblica era ferma a un vecchio docudrama del
1965. Ma essendo adesso arrivata a capo di Rai Fiction una donna di letteratura
come Maria Pia Ammirati, gli auspici sono ottimi".
Quali elementi accomunano Dante e Shakespeare? Spiritualità, predilezione per
la forma teatrale, capacità di parlare all'uomo? "Tutte queste cose! Di
Shakespeare colpisce il senso religioso, che non è dottrina, ma lezione morale,
ammonimento, insegnamento. Allo stesso modo, Dante è uomo di teatro: la
Commedia, ma è una scoperta dell'italianista Paolo De Ventura non nostra, nasce
dal teatro popolare del Medioevo".
Forse un lettore
esperto può cogliere meglio un testo così complesso. "Ci rivolgiamo a
tutte le persone comuni. I nostri libri hanno sempre avuto più livelli di
lettura. La vicenda umana di Dante è di per sé commovente: orfano in tenera
età, con una malattia che lo rende socialmente indesiderabile, ma allo stesso
tempo straordinariamente visionario. Non si svende mai al mainstream: in poesia è controcorrente, in politica è così
idealista che si mette perfino contro il suo partito, in famiglia è la pecora
nera che consuma il patrimonio per poter scrivere. Dante non è un raccomandato
né un furbo, e neppure uno che ama l'aurea mediocrità. È come tantissimi italiani
che se la cavano da soli. A parte ovviamente il suo genio, che è senza uguali".
Che tipo di lavoro
avete fatto sul linguaggio? Vi siete posti il problema della traduzione se il
libro verrà pubblicato in altri Paesi? "Avevamo una mission impossible: amalgamare la meravigliosa libertà espressiva
di Shakespeare con i versi densissimi, spigolosi, scultorei di Dante. Quando
Dante parla d'amore, lo deve fare con le parole non solo di Paolo e Francesca,
ma anche di Giulietta e Romeo. Quando parla di guerra, con quelle di Enrico V. Quando
degli spiriti e dell'Aldilà, con Macbeth e Amleto. È stato un lavoro immenso,
perché per ogni occasione abbiamo dovuto trovare la quintessenza del pensiero
shakespeariano e di quello dantesco. La traduzione per noi non è una novità.
Viviamo in Austria e, dei nostri 11 libri, 8 sono stati pubblicati prima in
traduzione che in italiano. In ogni pagina sentiamo anche il suono delle altre
lingue".
FONTE: https://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/libri/narrativa


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